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Emergenza abitativa, sfratti e affitti alle stelle: il caso di viale Somalia

L'emergenza abitativa nella capitale cresce a dismisura. Lo testimonia il caso degli inquilini di viale Somalia 214 che, impossibilitati a pagare i nuovi contratti di affitto proposti dalla CNPR, verranno sfrattati

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"Sono in questa casa da 50 anni, ci ho visto crescere la mia famiglia, e ora mi dicono che devo andarmene”. Sono le parole sconsolate ma non prive di rabbia di un'inquilina che “ha sempre pagato quando doveva e che ha sempre rispettato tutte le scadenze” ma che sarà presto sfrattata dalla sua abitazione.  

LA STORIA La signora Anna Chicco è residente nel II Municipio, al 214 di viale Somalia, dal 1965, anno del primo contratto di affitto stipulato con la società FATA Assicurazioni, rinnovato di anno in anno, con delle modifiche formali nel '93 e nel '97. Nel novembre del 2004 la proprietà dello stabile è stata ceduta da Fata alla Cassa Nazionale Previdenza e Assistenza Ragionieri e Periti commerciali (CNPR) che ha applicato importanti cambiamenti ai contratti locatori, e non solo nella forma.  

Le condizioni di rinnovo contrattuale previste da CNPR per gli inquilini dei 42 appartamenti  di viale Somalia 214 prevedono un aumento che va da un minimo del 66,03% ad un massimo di 160,36%. Nel caso della signora Chicco, a un affitto di 554, 24 euro se ne aggiungerebbero 730,98 , per un canone finale di 1285 euro circa. Dal momento che il reddito della signora Chicco, secondo quanto dichiarato nell'ISEE sottoscritto in data 4 giugno 2010, ammonta a 13.700 euro circa, l'inquilina non ha firmato il nuovo contratto vista la reale impossibilità di pagamento del canone richiesto e ha ricevuto l’ingiunzione di sfratto lo scorso luglio. All’interno dello stabile altri cinque affittuari si trovano ad affrontare una situazione analoga, undici hanno accettato le nuove richieste di pagamento, nove hanno contratti che scadranno il prossimo anno, quattro sono nuovi inquilini a cui già sono state applicate le nuove condizioni, mentre altri sono nel frattempo deceduti. Come si è comportata la signora Chicco, e con lei gli inquilini che, impossibilitati a firmare i contratti proposti da CNPR, hanno ricevuto la notizia dell’imminente sfratto?

GLI INTERVENTI Oltre a rivolgersi agli avvocati, gli inquilini di Viale Somalia si sono appoggiati, come da manuale, ai sindacati competenti, tra cui Asia Usb. Negli ultimi mesi gli interventi a tutela dei residenti sono stati molteplici e condotti su un doppio binario. Ci si è rivolti direttamente all’ente proprietario degli immobili nel tentativo di trovare accordi alternativi. Per portare un esempio, la signora Chicco, tramite il SUNIA (Sindacato Nazionale Unitario Inquilini ed Assegnatari ) ha chiesto la sottoscrizione di un canone concertato, ma la proposta non è stata accolta. Il vicino, con una pensione di 1800 euro, ne ha offerti alla Cassa 800, senza risultato. Il CNPR, facente parte di quegli enti gestori di forme obbligatorie di assistenza e previdenza privatizzati dal decreto legislativo del 30 giugno 1994 n.509, "ha rifiutato ogni tipo di compromesso", come raccontato dalla signora Chicco, e "si è limitato a portare avanti", da persona giuridica privata, "i nuovi contratti basati su affitti di mercato" e le eventuali azioni legali per finita locazione in caso di mancata firma delle nuove condizioni.  

Oltre alle numerose sollecitazioni per via diretta all’ente previdenziale, i sindacati hanno cercato più volte un appoggio istituzionale, contattando le autorità e cercando di sensibilizzarle tramite manifestazioni di protesta in cui gli inquilini hanno sottolineato come le nuove richieste economiche, oltre a essere spropositate rispetto al reddito lo siano anche rispetto al valore e allo stato attuale dello stabile. E' stato coinvolto l’Assessore al Commercio del II Municipio Mario Mancini che, a quanto riferito dagli inquilini, “nonostante la promessa di intervento non ha mai partecipato neanche a una manifestazione”. Poco incisiva, anzi a dir poco “insignificante”, a detta degli stessi, è stata anche la lettera inviata dalla presidente municipale Sara De Angelis al sindaco Gianni Alemanno.

Il primo cittadino è stato contattato dagli stessi inquilini ai quali ha comunicato la sua solidarietà insieme all’impossibilità di agire in qualche modo visto lo statuto privato dell’ente proprietaria, delegando le competenze relative all’emergenza case e al mantenimento dei contatti con gli enti privati al presidente del IV Municipio Cristiano Bonelli. Quest’ultimo si è messo in contatto lo scorso maggio con l’associazione facendo presente la situazione di disagio degli inquilini impossibilitati a versare le cifre richieste. In risposta alla sollecitazione municipale il presidente della CNPR Paolo Saltarelli ha dichiarato, in una lettera indirizzata a Bonelli in data 20 maggio 2010,  la propria “disponibilità a valutare situazioni particolari nella determinazione del canone per le fasce più deboli” ribadendo tuttavia “la natura privata dell’ente che obbliga a garantire la parità di trattamento a tutti gli interessati, senza privilegiare alcun soggetto”. Accanto alle intenzioni il presidente ha informato della decisione del Consiglio di Amministrazione dell’Associazione, di aderire “alla specifica richiesta del Prefetto di non procedere a sfratti per tutto l’anno 2010”.

Da precisare che l’adesione al blocco riguarda solo gli sfratti già in esecuzione e non quelli per finita locazione che vengono comunque portati avanti. L’emergenza abitativa in corso, che sta riguardando tutti gli inquilini legati alle proprietà immobiliari di enti privatizzati che conducono una politica degli affitti ai livelli di quelli di mercato, è stata portata anche in sede parlamentare.  Lo scorso luglio è stata presentata un’ Interpellanza urgente (in cui si fa luce sull'attività di una serie si enti tra cui CNPR) alla Camera dai deputati dell’ Idv Piffari, Borghesi, Donadi e Scilipoti all’attenzione del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e del Ministro dell’economia e della Finanze in cui, oltre all’esposizione della situazione, si è richiesta l’attivazione “di un tavolo tecnico” con la partecipazione di tutte le parti coinvolte “al fine di individuare delle soluzioni in grado di tutelare i diritti degli attuali conduttori”.  

Sono passati 5 mesi dalla presentazione della suddetta interpellanza e la paura di perdere quella che ormai, “dopo 50 anni”,  considerano la “propria casa” continua a serpeggiare tra gli inquilini di viale Somalia. La loro richiesta di ascolto e di intervento rivolta alle istituzioni e alla stampa non si è fermata, al contrario si è fatta più intensa visto l’imminente termine dell’anno 2010 e con esso del blocco degli sfratti richiesto dal Prefetto. Fresca di ieri è la mozione, presentata al Consiglio del II Municipio  dal consigliere Sel Luca Sappino, con cui si “impegna il presidente ad intervenire presso il sindaco e presso tutte le istituzioni competenti per rappresentare la volontà di sostenere ogni azione intrapresa dai cittadini” in difesa “del loro benessere, della loro dignità e del loro diritto all'abitare”.

 

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