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Stadio Flaminio, Frongia al lavoro: "Ad aprile parte l'iter partecipato"

L'assessore allo Sport ha fatto il punto nel corso di una commissione capitolina: "Pronto un calendario di incontri pubblici"

Il bando alla Getty Foundation. Un iter partecipato con i cittadini da avviare. E, sul tavolo, una serie di proposte di riqualificazione. Con un'unica certezza: "Lotito non lo vuole per la Lazio". L'assessore allo Sport Daniele Frongia è al lavoro per far rinascere lo Stadio Flaminio. Per ora, sul futuro della struttura progettata da Nervi per le Olimpiadi del 1960 non ci sono molte certezze ma l'ex vicesindaco questa mattina ha fatto il punto in commissione capitolina sullo stato dell'arte della situazione. 

Tra i punti da prendere in considerazone il bando della Getty Foundation per la riqualificazione e conservazione delle opere architettoniche a cui l'amministrazione capitolina ha partecipato il primo marzo scorso. L'esito verrà comuncato a luglio. Nello specifico, si tratterà di avere accesso a fondi per svolgere un'analisi della struttura e del suo stato grazie anche al coinvolgimento della Famiglia Nervi e della Facoltà di Ingegneria dell'Università La Sapienza. 

Intanto, ha spiegato, "ad aprile chiariremo i passi per l'iter partecipato e preannunciamo già ora un avviso pubblico e un calendario di incontri pubblici per raccogliere ipotesi di intervento da parte di cittadini, associazioni, federazioni, comitati. Ci sono moltissime idee già in campo" ha continuato Frongia. 

L'ultima in ordine di tempo è quella presentata dalla Federugby (sostenuta dal Coni), che del Flaminio vorrebbe fare il suo quartier generale per sede e uffici, oltre che destinarlo al rugby a 7 e a quello femminile. Ma altri soggetti si stanno facendo avanti: mentre Frongia ha ribadito che da parte della Lazio di Lotito non esiste alcuna volontà di intervenire per lo stadio, è tornato a emergere l'interesse, mai davvero tramontato negli ultimi anni, da parte della Polisportiva Lazio. 

L'intenzione è quella di presentare un "progetto di riqualificazione ad ampio respiro" ha spiegato il portavoce, Giorgio d'Arpino "che non punta sul fattore economico ma sulle caratteristiche umane e storiche. Agiremo per far diventare lo stadio Flaminio il patrimonio della Lazialità": obiettivo che viene portato avanti anche da un neonato gruppo su Facebook che conta già alcune centinaia di membri. Nessuna decisione è stata quindi presa dall'amministrazione, che aspetta di avere sul tavolo tutte le carte e le documentazioni riguardanti lo stadio. 

"Non abbiamo deciso di affidare l'impianto perché dobbiamo ancora parlare con tutti i soggetti che finora hanno presentato un'ipotesi. Dai bandi al project financing, nessuna opzione è esclusa ma l'importante è fare presto" ha ribadito Frongia, che però ha assicurato: per il 'nuovo' Flaminio, che proprio ieri ha compiuto i 59 anni dalla sua inaugurazione, "sicuramente ci dovrà essere una connotazione anche di carattere culturale, visto che non possiamo ignorare la vicinanza con il Maxxi e l'Auditorium Parco della Musica". Per questo "non saranno minimamente presi in considerazione progetti che possano stravolgere la vocazione sportiva del Flaminio e trasformarlo con interventi come realizzazione di centri commerciali o parcheggi sotterranei". Anche perchè la zona sottostante la struttura presenta reperti archeologici. 

A proposito di vincoli. Alla seduta della commissione erano presenti anche Irene e Lucia Nervi, figlie del progettista del Flaminio, Antonio. Da loro è arrivato semplicemente un appello in poche parole: "Cercate di mantenere il Flaminio com'è, per noi è importante ed è bello così". Ma una novità in questo senso potrebbe essere rappresentata da un progetto dell'ingegnere strutturista Massimo Calda, da anni collaboratore dello studio Nervi. Si tratta di un'ipotesi di copertura sospesa dell'impianto, da realizzare senza pilastri ma con cavi d'acciaio in modo da mantenere il disegno architettonico originario: l'idea ricalcherebbe quanto già fatto negli anni Sessanta da Nervi nella cartiera Burgo di Mantova. Si tratta ancora di uno studio, certo, ma è la dimostrazione che il Flaminio fa sempre più parlare di sé. 

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