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Dalla piazza al gabinetto: la fermata poetica lascia il segno in città

Versi da leggere in strada e non. L’idea di un 38enne bolognese: “Sono un tranviere. Con la poesia ci vivo ma non ci mangio”

Tre giorni nell’Urbe a cavallo delle vacanze natalizie. Settantadue ore per muoversi nella Capitale, in centro e non solo, alla ricerca di spazi dove lasciare spunti di riflessione. Lui è Andrea, meglio noto come Ma Rea, 38enne bolognese, che nella Capitale ha dato vita alla fermata poetica. La prima, come raccontato da RomaToday, è stata all’altezza del piazzale di Porta Pia: il foglio plastificato, a bordo strada, più il messaggio "Leggimi e rimarrò con te fino a quando lo vorrai". Da qui altre tappe che hanno toccato Trastevere, Ostiense, Pigneto, San Lorenzo.

La fermata poetica di Porta Pia

"Con la poesia ci vivo ma non ci mangio" ha confessato Andrea, che per campare fa il tranviere nella città dei tortellini "tendenzialmente, quando posso, giro in tutta Italia, per portare questa forma d’arte nei luoghi pubblici e in quelli privati. Nei miei tour c’è un mix di improvvisazione e sentimento. Da qui la fermata poetica, che non poteva non partire da Porta Pia. Una ragazza, mi pare filippina, quando mi ha visto durante l’installazione si è fermata e mi ha fatto un sacco di domande. Beh, come inizio non è stato male".

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"Lasciare il segno"

Ma Rea ha confessato che voleva “lasciare il segno”. E ci è riuscito grazie a una varietà di idee. Nel bagno del Macro di via Nizza, per esempio, è stata posta la carta igienica poetica con cui pulirsi “dalla volgarità e da menefreghismo della società”. Senza dimenticare i surgelamenti, ovvero le poesie nei freezer “ne ho lasciato traccia in un supermercato di via Urbana” fino al bucato poetico: 'panni stesi' con messaggi quali “diamoci del tu e il noi avrà finalmente risolto il suo problema”. A chiudere il cerchio i versi carrai, dove si avverte “siamo qui per essere rimossi da questa staticità. Ci bastano i tuoi occhi, grazie”.

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La fonte di ispirazione

“Fare l’autista è una grande fonte di ispirazione - termina - è un po’ come stare al bar. Io cerco di appuntarmi tutto ciò che sento e vedo, per poi trasformarli una volta a casa. Ho ricevuto diversi messaggi dopo il mio passaggio a Roma, ritornerò probabilmente per un evento che si terrà a Torpignattara. Intanto vado avanti, giocando sull’ironia e sulle contraddizioni della nostra società, senza sosta”. Dal mezzo pubblico alla strada, dalla piazza al gabinetto: un viaggio che tende all’infinito. Poeticamente parlando.

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