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Nuova vita per il Forte Antenne e Villa Leopardi: il Municipio 'raccoglie' i progetti

Entro il 31 gennaio i soggetti interessati dovranno presentare le proprie proposte

Un particolare di Forte Antenne (Immagine di repertorio)

Appartengono entrambi alla storia della città. Progettati e realizzati per motivi diversi, entrambi sono inutilizzati da decenni. Stiamo parlando del 'Forte Antenne', all'interno di Villa Ada, e del Villino di Villa Leopardi, che sorge sulla via Nomentana, all'altezza del quartiere Africano. Due immobili vincolati che il II Municipio punta a far rinascere. Con un 'avviso pubblico', lo scorso 18 dicembre sono stati chiamati a raccolta "tutti i soggetti interessati" per "il recupero, la gestone e l'utilizzo". Il termine ultimo per la presentazione delle proposte scadrà il prossimo 31 gennaio. 

Il percorso verso la riapertura è partito dal complesso monumentale del 'Forte Antenne', uno dei 15 forti di Roma, realizzato alla fine dell'ottocento per controllare il fronte nord della città, così vicino alla via Salaria e al punto in cui l'Aniene confluisce nel Tevere. Fino agli anni '40 fu utilizzato come deposito del Reggimento Radiotelegrafisti. Poi venne dismesso e, alla fine degli anni '50, affidato al Comune. Le sue porte rimasero però chiuse perché, dopo la guerra, una decina di famiglie lo occupò per viverci. Gli ultimi residenti sono stati allontanati solo nell'aprile del 2017 tanto che alcune stanze si sono 'salvate' dal deterioramento di anni di abbandono. Dopo una giornata di riqualificazione lanciata insieme ai Centri del Volontariato del Lazio lo scorso 1 aprile, il II Municipio ha chiesto al Dipartimento Patrimonio la consegna dell'intero complesso. "Per fini istituzionali", la motivazione. Gli è stata accordata il 21 giugno del 2017. 

Qualche giorno dopo, il 27 giugno, lo stesso passaggio è avvenuto per il Villino di Villa Leopardi, una residenza di fine ottocento realizzata in stile neo-medioevale, un tempo circondata da un giardino che ha perso ormai il suo aspetto originario, chiuso da anni in attesa di essere restaurato. Lì a fianco, in due edifici minori, hanno la propria sede la Biblioteca comunale e il Centro anziani del II Municipio. 

Gli immobili, scrive il municipio nell'avviso pubblico, "versano in situazione di grave degrado e richiedono interventi di restauro e manutenzione straordinaria". Interventi che "in questo momento l'amministrazione non è in grado di attuare". Come si apprende dal documento, il Municipio ha intenzione di intraprendere un percorso di progettazione partecipata "che coinvolga tutte le associazioni del territorio e tutti coloro i quali siano interessati alla cura dei beni comuni". Chiusi i termini per la presentazione delle proposte, verrà aperto un tavolo in municipio con tutti coloro che si sono fatti avanti. Il progetto, "completo dell'analisi economico-finanziaria per il recupero, la gestone e l'utilizzo", verrà definito entro i sei mesi successivi. L'assegnazione degli spazi avverrà mediante procedura di evidenza pubblica. 

"Puntiamo a sollecitare soggetti pubblici e privati del territorio e dell'intera città interessati a individuare proposte di recupero per questo bene" spiega a Romatoday la presidente Francesca Del Bello. "Pervenute le proposte, inizieremo un processo più ampio di condivisione per elaborare un progetto unitario che sia compatibile anche con la natura vincolata del bene". Un primo confronto è già avvenuto anche con il vicesindaco con delega alla Cultura, Luca Bergamo. Non solo. "Tra i soggetti che si sono dimostrati interessati a ragionare con le istituzioni sul futuro del Forte Antenne c'è il Dipartimento di Ingegneria Civile Edile e Ambientale de La Sapienza, con cui abbiamo già lavorato per il progetto su san Lorenzo, i sindacati Cgil, Cisl e Uil, il Centro del volontariato del Lazio, il Gruppo Archeologico Romano, l'associazione Forti di Roma con cui abbiamo già avviato diverse iniziative in merito" continua. "Per il villino, invece, la direzione indicata dal Consiglio è quello di utilizzarlo per le consulte municipali". 

Un processo partecipato dovrà decidere cosa dovranno diventare questi beni. Da scogliere, poi, c'è il nodo dei finanziamenti. "Dovremo valutare quanto costa mettere in pratica i progetti. La mia ambizione è che si riescano a raccogliere prevalentemente finanziamenti pubblici. Per esempio, tramite la partecipazione ai bandi europei" continua Del Bello. "E' un processo partecipato, che richiede molto tempo". 

Sabato è stata indetta una giornata di apertura straordinaria. "Se i cittadini devono presentare il progetto devono conoscere il bene di cui parliamo" spiega Lucrezia Colmayer, assessora municipale alle Politiche Giovanili e alla Partecipazione. L'avviso di questa iniziativa "è stato pubblicato una settimana prima sul sito istituzionale". In merito a quest'ultimo punto, però, non sono mancate delle critiche. "Abbiamo scoperto in ritardo di questa possibilità" il commento di Anna Maria Bianchi di Cittadinanza Attiva Flaminio. "La semplice pubblicazione sul sito del Comune non è sufficiente. Siamo cittadini attivi sul territorio da tanto tempom ci chiediamo perché non abbiamo ricevuto alcuna segnalazione". Dal municipio fanno però sapere che è stata una giornata partecipata. "Sabato si sono presentate una cinquantina di persone: c'erano soggetti organizzati come il Cesv o Legambiente ma anche singoli cittadini. Abbiamo fornito a tutti una mappa del forte".

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Commenti (2)

  • Le coop rosse piddine di sicuro faranno un centro accoglienza 4 stelle con belle stanze e Wi-Fi e donne di servizio così le ris...se possono stare bene

  • Bella come idea ! Ma bisogna poi vedere come viene realizzata A volte stravolgono interno e d esterno e ne viene fuori un edificio che perde tutto il fascino ,l'originalità l'autenticità dell'antico Non si rispetta ma si innova, ci si esprime creativamente, si dà importanza alla comodità , si spende eccessivamente per stravolgere quello che è un bene storico artistico da conservare anche alle future generazioni ,come testimonianza del nostro comune passato, testimonianza di un'epoca Speriamo bene ! Maria de Gennaro

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